CHI SIAMO

Roberto Lachin

Mi chiamo Roberto Lachin, e la mia vita è stata un viaggio attraverso culture, lingue, sfide e trionfi. Laureato in Lingue e Civiltà Orientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ho approfondito la mia passione per il Giappone specializzandomi in lingua giapponese, un percorso che ha segnato l’inizio di un’avventura senza confini.

Fin da bambino, ho dovuto affrontare una sfida imprevista: mi è stata diagnosticata la retinite pigmentosa, una malattia rara che ha progressivamente ridotto il mio campo visivo, portandomi alla perdita totale della vista. Questa condizione, tuttavia, non ha fermato il mio desiderio di vivere pienamente ogni momento. Ho trovato nello sport, in particolare nel judo, non solo una passione ma un vero e proprio alleato nella vita. Sotto la guida dei Maestri Michele Pasini e Manuela Tadini del Judo Mestre 2001, ho raggiunto traguardi inimmaginabili, diventando 2 volte vice campione italiano nel 2018 e nel 2019 e ricevendo il premio di sportivo dell’anno, succedendo alla leggendaria Federica Pellegrini.

Nel 2020, nel cuore della pandemia da Covid-19, ho dato vita al Motto Podcast, una trasmissione che diventa uno spazio di dialogo e confronto sui temi dell’inclusione sociale e della disabilità visiva, sempre sotto una luce positiva. Dal 2022, ho il piacere di condividere questa avventura con Elena Travaini, insieme abbiamo ampliato gli orizzonti del podcast, che nel corso dello stesso anno ha ricevuto il prestigioso Premio Internazionale Giuseppe Sciacca per l’inclusione sociale, oltre a un riconoscimento dalla commissione dei Diritti Umani per il nostro impegno contro la violenza di genere e il bullismo.

La nostra missione ci ha portati a Los Angeles nel gennaio 2024 per registrare un episodio speciale del podcast sull’evento “Girls on the Scene”, promosso da Miriah Stacey. Questa esperienza ci ha ispirato a creare “Motto on Tour”, un sito che racchiude i nostri diari di viaggio in formato podcast, arricchiti da altri contenuti, tutto volto a esplorare il mondo attraverso gli occhi di chi vede oltre le barriere visive.

La mia storia è un inno alla resilienza e alla scoperta, un viaggio che continua a evolversi giorno dopo giorno, e non vedo l’ora di condividere con voi ogni nuova scoperta.

Elena Travaini

Elena Travaini classe 1986 nasce a Sondrio. La sua vita viene immediatamente messa a dura prova a causa di un raro tumore alla retina che la costringe a trascorrere i primi tre anni della sua vita ricoverata in un centro specializzato olandese dove sarà sottoposta a diversi interventi chirurgici nonché a radioterapia, chemioterapia e laserterapia. Le molteplici terapie a cui viene sottoposta le salvano la vita e gli occhi. La vista si riduce ad un solo decimo dall’occhio destro e al buio da quello sinistro, ma non fu la disabilità in sé a condizionare il percorso di Elena, bensì la grave malformazione agli occhi causata dalla radioterapia che non ha permesso alla cartilagine del cranio di svilupparsi correttamente.

A soli cinque anni si avvicina all’arte della danza e con il passare del tempo ne comprende il grande valore. Nell’età adolescenziale infatti è proprio puntando sul suo talento artistico che riesce a sopportare il peso delle critiche, del bullismo, degli sguardi curiosi, ma più spesso cattivi, dei coetanei ed ancora peggio degli adulti. Continua a studiare fino a quando nel suo percorso incontra Anthony. Insieme i due giovani si diplomano come maestri nei balli di coppia presso l’Associazione Nazionale Maestri di Ballo; partecipano a diverse competizioni sportive, prima come amatori e poi da professionisti.

In seguito a un periodo difficile nel quale Elena non riesce più ad eseguire le coreografie più difficili durante le gare, decide insieme al suo ballerino di cominciare a ballare bendati, creando così il progetto e metodo di insegnamento Blindly Dancing, letteralmente “danzare nel buio”.

A causa del suo rarissimo tumore, Elena ha dovuto passare i primi anni della sua infanzia tra i reparti di oncologia pediatrica, ed è per questo che nel periodo del lockdown ha cominciato una campagna di raccolta fondi per acquistare materiale artistico, ludico ed educativo da donare ai reparti di oncologia pediatrica, neuropsichiatria infantile, fibrosi cistica ed altre patologie rare legate ai bambini ed a tutte le associazioni che si occupano della cura di questi piccoli pazienti e del sostegno alle loro famiglie.

Negli ultimi anni è stato donato il materiale a più di 15 strutture a livello nazionale, tra reparti di oncologia pediatrica, reparti di psichiatria e disturbi del comportamento alimentare infantile, associazioni che accolgono bambini e famiglie provenienti da paesi lontani che hanno bisogno di lunghe degenze.

Ma i sogni non finiscono qui, Elena ha infatti un grande sogno nel cassetto: il sogno della moda.

Elena utilizza la sua immagine e la sua storia per creare un esempio positivo ed essere d’ispirazione non solo per adulti ma anche per giovani e giovanissimi. Ed è per questo che, insieme alla make-up artist e amica Silvia Gozzi, comincia un lungo lavoro per abbattere gli stereotipi del mondo della moda. Con l’inizio della pandemia infatti, e l’uso sempre maggiore dei social si è estremizzata la rincorsa a un’immagine sempre più artefatta; per questo motivo Elena ha deciso di dedicarsi alla moda inclusiva.